Assessore Widmann ci può tracciare un breve bilancio dell’attività del suo Dipartimento nel corso di quest’anno caratterizzato dalla pandemia da Covid-19?

Quasi tutto il 2020 è stato caratterizzato dalla pandemia. In febbraio ci siamo trovati improvvisamente ad affrontare una situazione estrema e non prevedibile che ci ha posti di fronte ad incredibili sfide. La crescita improvvisa e drammatica del numero di infezioni e la conseguente paura di un collasso del sistema sanitario, i dubbi riguardo alla disponibilità di letti di terapia intensiva e di  dispositivi di protezione, la necessità di prendere decisioni rapide nonostante la pressoché completa mancanza di conoscenze scientifiche e di esperienze in merito al Covid-19, sono solo alcune di queste sfide. La seconda ondata è arrivata in autunno e nonostante tutti i nostri preparativi e le regole in vigore ci ha colpiti molto prima del previsto ed in maniera più forte delle attese. Il nostro impregno è quindi rivolto, come nei mesi scorsi, a fare tutto il possibile per arginare la diffusione del virus.

 

Quali sono stati i momenti più difficili e le soddisfazioni che hanno caratterizzato la sua attività in questi dodici mesi?

Mi ha particolarmente colpito l’incertezza che regnava all’inizio della pandemia, quando non si sapeva se ed in quale misura ci avrebbe colpiti, quali potessero essere le misure preventive da adottare e quali no. Un’analoga situazione si è verificata in autunno quando abbiamo visto crescere nuovamente i numeri dell’infezione ed abbiamo dovuto decidere un nuovo lockdown. Non è stato facile nemmeno proseguire, nonostante le costanti critiche, lungo la cosiddetta “via sudtirolese” che ci ha consentito di lasciare aperte, sinché è stato possibile, alcune attività (almeno fino a quando il nostro sistema sanitario era in grado di sostenere l’assistenza dei malati di Covid). Si deve considerare che, a causa della pandemia, già da tempo non operiamo più in condizioni di normalità. Sin dall’inizio la lotta al virus ha ostacolato la normale assistenza sanitaria della popolazione e questa situazione purtroppo durerà ancora per un certo periodo.

Quali sono punti di forza della sanità provinciale e quali, a suo giudizio, gli ambiti che devono essere migliorati?

Considero senz’altro un successo i test di massa che abbiamo effettuato in novembre, caratterizzati da un’enorme partecipazione e l’ondata di solidarietà della popolazione. Le persone hanno manifestato senso di responsabilità e resilienza. Inoltre, l’Alto Adige è riuscito, partendo da una situazione caratterizzata da 35 letti di terapia intensiva a livello provinciale, a creare un nuovo reparto provinciale di terapia intensiva e ad ampliare notevolmente la capacità in questo settore con la possibilità di uno sviluppo dinamico per far fronte alle emergenze. Dobbiamo continuare a gestire il difficile equilibrio tra lasciare aperte le attività il più a lungo possibile e consentire quindi di portare avanti la vita economica e sociale, adottando, al momento giusto, le misure più appropriate, per non sovraccaricare gli ospedali. Avere un’economia che funziona è importante per l’Alto Adige per il mantenimento dei posti di lavoro, per la società nel suo complesso e, non ultimo, anche per il nostro sistema sanitario. Una ripresa completa richiederà del tempo. A questo riguardo sono naturalmente importanti le misure di sostegno.

Che messaggio vuole rivolgere al personale sanitario costantemente impegnato sul fronte del Covid-19?

Non mi stancherò mai di sottolineare la mia stima per il lavoro di tutto il personale che opera nel settore sanitario. Il nostro personale sanitario svolge un compito eccezionale. Giorno dopo giorno, e non solamente in tempi come questi, dove le condizioni sono ai limiti della sostenibilità. Sono consapevole che le richieste nei loro confronti sono altissime. Non saremmo in grado di gestire questa pandemia senza questo instancabile impegno. Vorrei cogliere quest’occasione per esprimere un grande GRAZIE. Sono certo di poter affermare a nome di tutta la popolazione altoatesina: “grazie per l’enorme disponibilità e l’impegno impagabile e prezioso del personale sanitario”.

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